a cura di Simone Ginanneschi

 

Il pianoforte è uno strumento acustico dalla costruzione molto complessa, (pensate che molti pianisti non conoscono il funzionamento del pianoforte pur sapendolo suonare molto bene) e capace di realizzare partiture di un'intera orchestra. La tastiera è normalmente composta da 88 tasti, 52 bianchi e 36 neri. I bianchi rappresentano le note: do, re, mi, fa, sol, la e si. I neri suonano le alterazioni (bemolli "b" e diesis "#"). Con oltre 7 ottave, è lo strumento con maggiore estensione ed è proprio per questo motivo che viene considerato un pò il "Principe degli strumenti musicali".

 

La fase iniziale dello studio è molto semplice e intuitiva perchè basta premere un tasto per riuscire ad emettere subito un suono pulito e forte. Questo, rispetto ad altri strumenti non così immediati, lo rende uno strumento molto richiesto che non passerà mai di moda. Detto questo, in verita, è uno degli strumenti più difficili da suonare proprio per la sua grande estensione e le sue infinite possibilità di suonare molte note velocemente e contemporaneamente anche attravverso l'utilizzo di un pedale che le tiene sostenute. Una mano produce parte della melodia che spesso si trova in controtempo rispetto all'altra mano. Proprio per questo motivo suonarlo bene, mantenendo il tempo e la dinamica indicata dai compositori, è davvero molto difficile e complicato.

 

CONSIGLI SULLA SCELTA.

 

Una delle cose che ritengo più importante nella scelta di uno strumento è la qualità del suono che non deve essere troppo brillante (metallico) ma allo stesso tempo non deve diventare troppo ovattato ma dolce, caldo e definito, possibilmente con una buona sonorità.

 

L'altro paramentro è la consistenza della tastiera che non deve essere nè troppo dura nè troppo morbida e deve avere un ritorno non colloso ma preciso e scattante.

 

Vi consiglio di non scegliere pianoforti troppo vecchi e di marche sconosciute salvo casi eccezionali, ma di rivolgere la vostra attenzione su pianoforti nuovi, rigenerati (rimessi a nuovo) o usati in ottime condizioni possibilmente con garanzia. Se non siete in grado di valutarli da soli, fatevi assitere dal vostro insegnante o da una persona esperta. Naturalmente nel nostro negozio sarete consigliati in modo serio e consapevole da persona qualificata.

 

I pianoforti Giapponesi tipo Yamaha e Kawai sono pianoforti molto buoni con un suono tendenzialmente brillante. I pianoforti europei sono i pianoforti che preferisco per il suono caldo, dolce, profondo e ricco di armonici.

Assicuratevi che il pianoforte non abbia problemi nella tenuta dell'accordatura perchè eventuali interventi di riparazione sono molto costosi.

 

Concludo dicendovi che lo studio del pianoforte ti riempie la vita arricchendola di nuove emozioni che non hanno prezzo. La musica fa bene alla nostra vita ed è ossigeno per il nostro cervello allenandolo ad essere sempre più reattivo e pronto all'azione.

Rimaniamo naturalmente a vostra disposizione per ogni consiglio o chiarimento.

 

Simone

 

 

CARATTERISTICHE PRINCIPALI SULLA COSTRUZIONE DEL PIANOFORTE.

 

Il pianoforte si chiama così perchè in base alla potenza con cui viene premuto il tasto, produce un suono piano o forte. Questa caratteristica viene realizzata con una meccanica molto complessa dotata di martelletti in legno ricoperti di feltro che percuotono le corde con intensità diversa in base alla pressione esercitata sulla tastiera. Più il feltro è duro e più il suono sarà brillante e metallico, se il feltro è più morbido suonerà in modo più dolce, caldo e in parte ovattato. Trovare il giusto equilibrio della consistenza del feltro determina la qualità del suono. Le note molto basse sono prodotte percuotendo una sola corda, le note medio basse su due corde accordate uguali e tutte le altre note sono realizzate su 3 corde. Quando il tasto viene premuto lo smorzatore in feltro appoggiato sulla corda (che ne impedisce la vibrazione) si alza lasciandola libera di vibrare finchè il tasto non viene rilasciato, momento in cui lo smorzatore si riappoggia sulla corda stoppandone immediatamente le vibrazioni. Solo alcune note, molto acute e meno sonore, non sono dotate di smorzatori.

 

Il pianoforte è dotato di 3 pedali:

 

Pedale di destra detto di risonanza o sustain alza tutti gli smorzatori rendendo le corde sempre libere di vibrare.

 

Pedale di sinistra si chiama "una corda" o "sordina espressiva" perchè produce un suono leggermente meno potente una volta premuto. Nel pianoforte a coda questo meccanismo sposta leggermente la meccanica che non potrà più colpire tutte le corde della stessa nota, mettendone in vibrazione una sola. Nel pianoforte verticale l'effetto è più o meno simile ma viene riprodotto attraverso l'avvicinamento di tutta la martelliera alle corde provocando così una corsa minore che produce una potenza inferiore di battuta.

 

Pedale centrale detto pedale tonale o sostenuto è presente nei pianoforti a coda e deve essere azionato successivamente alla pressione di un tasto o di un gruppo di tasti. È in sostanza un pedale di risonanza che agisce solo per un gruppo limitato di tasti, quelli premuti immediatamente prima all'azione del pedale; gli altri non saranno interessati dalla sua azione. È anche conosciuto come pedale Rendano dal nome del suo inventore, il pianista e compositore Alfonso Rendano.

 

Pedale centrale sordina (posto al centro, solo negli strumenti destinati allo studio e solo nei pianoforti verticali, al posto del pedale tonale) La sordina è un pedale che aziona una leva, attraverso la quale viene interposto tra le corde e i martelletti un panno di feltro lungo quanto l'intera estensione dello strumento. Il suono così ottenuto è piuttosto attutito. I pianoforti a coda ne sono sprovvisti e anche i grandi pianoforti verticali hanno, in luogo della sordina, un pedale tonale. Inoltre è l'unico pedale ad avere una rientranza nel mobile, allo scopo di "incastrarlo" senza la costante pressione da parte del musicista. L'anteporre il feltro e altri materiali tra i martelletti e le corde è diventata ormai un pratica standard da parte dei compositori e pianisti più giovani per rinnovare lo strumento e trovare nuove sonorità. Ad esempio Nils Frahm e Olafur Arnalds ne hanno colto le potenzialità per ottenere differenti timbri in fase di registrazione, pratica che influenza inevitabilmente il modo di comporre e di scrivere musica e che ha portato allo sviluppo e alla enorme diffusione del genere "neoclassic" o "modern classic".

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Simone Ginanneschi