La mia filosofia
La musica come linguaggio dell’anima
Per me la musica non è mai stata una semplice successione
di note. È il modo più sincero che conosco per comunicare
emozioni, raccontare ciò che le parole spesso non riescono
a esprimere e creare un legame autentico con chi ascolta.
Con il tempo ho capito che la tecnica, da sola, non basta.
È fondamentale studiare, cercare il suono migliore,
controllare ogni sfumatura, ma tutto questo acquista
significato soltanto quando diventa uno strumento
al servizio dell’emozione.
Ho sempre pensato che un musicista impeccabile dal punto
di vista tecnico, ma incapace di comunicare qualcosa,
lasci poco nel cuore di chi ascolta. Preferisco
un’esecuzione con qualche imperfezione, ma capace
di trasmettere sincerità, sensibilità e vita.
Lo strumento deve seguire il musicista
Uno strumento non è soltanto un insieme di
caratteristiche tecniche. È il mezzo attraverso
il quale un musicista può raccontare se stesso.
Più uno strumento riesce a rispondere alle intenzioni,
alle sfumature e alla dinamica di chi lo suona,
più diventa un’estensione naturale della sua sensibilità.
Per questo, quando provo o consiglio uno strumento,
non mi fermo alla scheda tecnica: cerco di capire
quanto possa aiutare quella persona a esprimere
ciò che ha dentro.
Ogni musicista è diverso
Ogni musicista possiede un proprio suono,
una propria sensibilità, una propria storia
e un modo unico di vivere la musica.
Per questo non ho mai creduto nelle soluzioni
uguali per tutti. Prima di dare un consiglio
preferisco ascoltare, capire chi ho davanti,
quali siano i suoi obiettivi e quale musica
desideri davvero raccontare.
Lo stesso principio guida il mio lavoro di tecnico,
consulente e musicista: la soluzione migliore
non è sempre quella più costosa o più prestigiosa,
ma quella che permette a quella persona
di sentirsi davvero libera di esprimersi.
Negli anni ho imparato che ascoltare è importante quanto parlare.
Quando consiglio uno strumento, quando lo regolo o quando seguo
un allievo, non cerco semplicemente la soluzione tecnicamente
più corretta. Cerco quella che permetta a quella persona
di esprimere davvero se stessa.
Probabilmente è questo l’insegnamento più importante
che ho ricevuto nella mia vita:
le persone vengono prima degli strumenti,
proprio come la musica viene prima della tecnica.
Nel mio percorso umano e musicale ha avuto un significato
particolare anche la lettura di
AMI – Un Amico dalle Stelle,
il libro di Enrique Barrios. In quelle pagine
ho ritrovato una visione profonda della vita e un messaggio
che sento molto vicino: Dio è luce, Dio è amore puro.
È un pensiero che mi ricorda come ogni gesto, ogni nota
e ogni incontro possano acquistare valore quando nascono
dall’amore, dalla sincerità e dal desiderio di donare
qualcosa agli altri.
Questa lettura ha rafforzato una convinzione che porto
con me da sempre: la musica non deve essere soltanto
esecuzione o dimostrazione tecnica. Può diventare un ponte
tra le persone, un modo per condividere emozioni,
creare fiducia e lasciare qualcosa di autentico
nel cuore di chi ascolta.
È anche per questo che considero ogni concerto, ogni lezione,
ogni riparazione e ogni consiglio non come un semplice lavoro,
ma come un’occasione di incontro. Prima delle note,
prima degli strumenti e prima della vendita,
vengono sempre le persone.
“Non credo che il compito di un musicista sia
impressionare chi ascolta. Credo che il suo compito
sia emozionarlo. Se, alla fine di un concerto
o di un incontro, una persona torna a casa
con qualcosa in più nel cuore, allora la musica
ha davvero compiuto il suo dovere.”
Simone Ginanneschi